Qualche sera fa ho visto sulla RAI un bellissimo documentario (ovviamente in seconda serata e non pubblicizzato, andava fatto STASERA in prima serata ed urlandolo ai quattro venti!) sul "progetto Manhattan", ossia il progetto per la costruzione della bomba atomica, e le conseguenze delle due bombe di Hiroshima e Nagasaki.
Da applausi. Chiaro, rigoroso e completo. Merce rara nel giornalismo moderno.
Ho scoperto tante cose, alcune anche sorprendenti (per esempio: alcuni sopravvissuti alle esplosioni ritengono più colpevoli l’imperatore ed il governo giapponese dell’epoca rispetto agli americani. Motivo: l’ostinazione a proseguire una guerra ormai persa), altre quasi logiche (se l’A-bomb fosse stato un progetto fallimentare ed il Giappone non si fosse arreso prima, per chiudere la guerra gli americani avevano programmato il bombardamento a tappeto delle città giapponesi dal 1° gennaio 1946: i morti non si sarebbero contati).
Ma ciò che mi lascia interdetto per non dire attonito è l’altissimo profilo degli scienziati e tecnici che si sono lasciati coinvolgere in un progetto terrificante.
Si parla di persone a cui l’umanità deve eterno riconoscimento per le scoperte scientifiche che hanno fatto, gente come Enrico Fermi, Oppenheimer, persino (anche se in maniera più indiretta) l’immenso Albert Einstein. E qualche altro centinaio o migliaio di scienziati e tecnici di alto livello.
Una parte di loro è stata probabilmente costretta o forzata (in tempo di guerra la scienza spesso è costretta all’asservimento militare), ma non penso tutti.
Spero che in realtà non sapessero realmente cosa stavano combinando (in particolare quali sarebbero stati gli effetti di lungo periodo a causa delle radiazioni).
Preghiamo, in tutte le religioni, per le vittime dell’atomica e per le sofferenze che patiscono i sopravvissuti.
Chiudo l’articolo con la più terrificante delle domande: capisco Hiroshima, ma perché Nagasaki?
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