Il passato è il posto più difficile a cui tornare. Jim Mackenzie, pilota di elicotteri per metà indiano, lo impara a sue spese quando si ritrova dopo parecchi anni nell’immobile città ai margini della riserva Navajo in cui ha trascorso l’adolescenza e da cui ha sempre desiderato fuggire con tutte le sue forze. Jim è costretto a districarsi tra conti in sospeso e parole mai dette, fra uomini e donne che credeva di aver dimenticato e presenza che sperava cancellate dal tempo. E soprattutto è costretto a confrontarsi con la persona che più ha sfuggito per tutta la vita: se stesso. Ma il coraggio antico degli avi è ancora vivo ed è un’eredità che non si può ignorare quando si percorre la stessa terra. Nel momento in cui una catena di innaturali omicidi sconvolgerà la sua esistenza e quella della tranquilla cittadella dell’Arizona, Jim si renderà conto che è impossibile negare la propria natura quando un passato scomodo e oscuro torna per esigere il suo tributo di sangue.
Purtroppo, Giorgio Faletti non riesce più ad interessare il lettore come invece è riuscito a fare con il suo primo e devo dire ancora unico bel romanzo scritto. Pecca di presunzione, chi si aspetta un thriller rimarrà deluso, chi si aspetta un noir rimarrà deluso, chi vorrà leggere un libro, cercherà di arrivare alla fine, con non poche tappe. Scrive per 500 pagine, quando ne basterebbero meno della metà per ottenere un risultato migliore, troppo prolisso e ricercato nella composizione delle frasi e paroloni. Poteva fare sicuramente di meglio.
25 ottobre 2006
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